Il CRIF è la società che gestisce il SIC ossia il Sistema di Informazioni creditizie in cui confluiscono informazioni provenienti da banche e finanziarie in genere. La segnalazione al CRIF scatta quando il consumatore non è in regola con il pagamento di una rata di un finanziamento o simili.

Quali sono le informazioni gestite dal CRIF

In questa banca dati sono raccolti i dati relativi ai finanziamenti, ai mutui ed in generale a tutte le forme di prestito erogate da banche e finanziarie.

Quello che risulta è il nominativo del debitore e la regolarità o irregolarità del rimborso rispetto al piano concordato. Si tratta di informazioni, positive o negative, relative alla affidabilità del soggetto interessato a disposizione degli operatori finanziari e che vanno a costruire la sua “reputazione bancaria”.

Per quanto tempo vengono conservati i dati

La permanenza dei dati nel sistema ha durata diversa a seconda del tipo di informazione riportata, quelle di contenuto negativo restano registrate per un periodo di tempo da 24 a 36 mesi, condizionato peraltro alla estinzione del debito nei termini previsti (il termine quindi non decorre dalla data del mancato o ritardato pagamento ma dalla data dell’estinzione del debito).

Si può chiedere la cancellazione dei dati dal CRIF

La cancellazione è eseguita in automatico dal CRIF al verificarsi di una serie di condizioni e non può essere anticipata per nessuna ragione.

Le eccezioni alla regola sono costituite dalle segnalazioni derivanti da truffa ai danni del soggetto (si pensi al caso di acquisti effettuati con carta di credito revolving rubata o clonata) o da errore di persona (ad esempio in caso di omonimia) o da errate comunicazioni da parte della banca.

È possibile chiedere il risarcimento del danno da errata segnalazione?

Sì è possibile ma a determinate condizioni. La giurisprudenza ha infatti chiarito che pur costituendo l’errata segnalazione un danno alla reputazione del soggetto, il risarcimento non ne consegue automaticamente.

Il preteso danneggiato deve provare l’esistenza del danno di cui chiede il ristoro. Si riporta uno stralcio di una recente pronuncia della Corte di Cassazione Sezione I (n. 207 dell’8 gennaio 2019): “In caso di illegittima segnalazione della banca alla Crif (Centrale rischi finanziaria) l’imprenditore, ingiustamente indicato come cattivo pagatore, non può avere de plano il risarcimento del danno, ma deve provarlo. Il danno cioè non è in re ipsa ma va provato. L’accertata violazione nell’utilizzo dei dati personali del cliente erroneamente additato dalla banca non solleva il danneggiato dal dimostrare il danno alla sua reputazione e offrire mezzi di prova per quantificarlo”.

Naturalmente, il soggetto ha sempre diritto alla rettifica dei dati.

È ormai da tempo diffusissima la visione di film e l’ascolto di musica al di fuori dei canali convenzionali (ad esempio l’acquisto del supporto analogico o digitale che lo contiene, il pagamento dell’abbonamento del servizio streaming etc), scaricare, però, film, musica o altri files “pirata” è sempre illecito, sia pure con sfumature diverse ed è Reato.

La legge di riferimento in materia è il R.D. 633/1941 (c.d. Legge sul diritto d’autore ) il cui art. 174 ter dispone che “chiunque abusivamente utilizza, anche via etere o via cavo, duplica, riproduce, in tutto o in parte, con qualsiasi procedimento, anche avvalendosi di strumenti atti ad eludere le misure tecnologiche di protezione, opere o materiali protetti, oppure acquista o noleggia supporti audiovisivi, fonografici, informatici o multimediali non conformi alle prescrizioni della presente legge, ovvero attrezzature, prodotti o componenti atti ad eludere misure di protezione tecnologiche è punito, purché il fatto non concorra con i reati di cui agli articoli 171 , 171-bis , 171-ter , 171- quater , 171-quinquies , 171-septies e 171-octies , con la sanzione amministrativa pecuniaria di euro 154 e con le sanzioni accessorie della confisca del materiale e della pubblicazione del provvedimento su un giornale quotidiano a diffusione nazionale”.

Detto in parole semplici, ogni utilizzo di un’opera dell’ingegno al di fuori dei canali previsti dalla legge (anche il semplice acquisto del cd “non originale” sulla bancarella) costituisce un illecito amministrativo soltanto se eseguita senza scopo di lucro mentre diventa un reato se effettuata con la cosciente volontà di trarre un guadagno dalla diffusione dell’opera stessa.

Sulla finalità specifica di lucro la Corte di Cassazione ha avuto modo di precisare con sentenza n. 55009 del 18.7.2018 che “in tema di tutela penale del diritto d’autore, per la sussistenza dei reati previsti dall’art. 171-ter della legge 22 aprile 1941, n. 633, si richiede il fine di lucro, che ricorre quando la condotta è volta a conseguire vantaggi economicamente valutabili e la cui concreta realizzazione non è tuttavia necessaria ai fini del perfezionamento delle fattispecie”.

Per approfondire la materia consigliamo comunque un consulto presso il nostro Studio Legale, per analizzare nello specifico la fattispecie concreta.

Tra i genitori separati sorgono spesso conflitti sulle spese sostenute per il mantenere i figli, se debbano essere considerate già comprese nell’assegno di mantenimento stabilito dal Giudice o, invece, se si tratti di spese straordinarie.

Allo scopo di ridurre il contenzioso in materia, spesso dannoso, molti Tribunali hanno diffuso protocolli specifici diretti all’individuazione preventiva di queste voci di spesa.

Tra le spese ordinarie sono state inserite, ad esempio, la mensa scolastica, la partecipazione a visite di istruzione e a feste tra compagni scuola, le spese per attività sportive e per acquisto di farmaci comuni.

Sono state considerate spese straordinarie, invece, quelle per l’alloggio del figlio studente universitario fuori sede, le spese mediche per cure odontoiatriche e oculistiche, la partecipazione ad attività extracurriculari (ad esempio campi estivi o viaggi studio all’estero).

Per quanto riguarda l’accordo che i genitori devono raggiungere sulle spese straordinarie, molti Tribunali hanno precisato che le spese per l’acquisto dei libri di testo all’ inizio dell’anno scolastico non debbono essere oggetto di previo concerto mentre i genitori debbono accordarsi sull’ acquisto del mezzo di trasporto (motorino o mini car) per il figlio, per l’iscrizione ad una scuola privata o per eventuali ripetizioni.

Assegno Mantenimento Figli

Gli stessi protocolli hanno anche indicato le modalità di utilizzo degli assegni famigliari che, indipendentemente da chi sia il genitore titolare del trattamento, debbono essere utilizzati dal genitore presso il quale i figli in vivono in via prevalente.

Infine, è stata prestata attenzione anche al diritto al rimborso del genitore che abbia anticipato tali spese, precisandone la percentuale di competenza ed i termini entro cui richiederlo.

Si noti bene che i protocolli non stabiliscono in anticipo l’ammontare dell’assegno di mantenimento.

La quantificazione effettiva dipende dalle concrete possibilità economiche dei genitori, tenuti entrambi a mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli (art. 147 c.c.).

Il nostro Studio Legale può assistervi sulla tematica degli assegni familiari; per maggiori informazioni rimandiamo al protocollo dell’Ordine degli Avvocati di Latina in merito.

La  privacy medici e strutture sanitarie riguarda  il trattamento dei dati personali dei pazienti per i medici, le strutture sanitarie pubbliche e private e gli operatori sanitari in genere, nel dettaglio dal 25 maggio 2019 deve essere effettuato in linea con le disposizioni del del GDPR in materia di privacy medici e strutture sanitarie (qui il testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’unione Europea http://data.europa.eu/eli/reg/2016/679/oj).

La nuova normativa circa la privacy medici e strutture sanitarie in materia impone l’acquisizione obbligatoria del consenso del soggetto interessato nei seguenti casi:

  1. trattamento dei dati connessi all’utilizzo di Applicazioni mediche, attraverso le quali autonomi titolari raccolgono dati personali e sanitari dell’interessato per finalità diverse dalla telemedicina, oppure quando, indipendentemente dalla finalità dell’applicazione, ai dati personali dell’interessato possano avere accesso soggetti diversi dai professionisti sanitari o altri soggetti tenuti al segreto professionale;
  2. trattamento dei dati effettuati per finalità promozionali o commerciali (esempi: promozioni su programmi di screening, contratto di fornitura di servizi amministrativi, come quelli alberghieri di degenza);
  3. trattamento dei dati effettuati per finalità commerciali o elettorali;
  4. trattamento dei dati effettuati attraverso il Fascicolo sanitario elettronico;
  5. trattamento dei dati finalizzati alla refertazione on line.

In ogni caso, anche quando è obbligatorio acquisire il consenso, il medico deve sempre fornire un’informativa privacy, anche in forma scritta, chiara e comprensibile al paziente sulle modalità di utilizzazione, trattamento e diffusione dei dati stessi. Nel dettaglio, le informazione vanno rese «in forma concisa, trasparente, intelligibile e facilmente accessibile, con linguaggio semplice e chiaro».

La nomina del responsabile per il trattamento dei dati non è obbligatoria per i medici e le strutture che non effettuano un trattamento massivo di dati mentre è sempre obbligatoria se la struttura è pubblica.

C’è invece per tutti l’obbligo di tenere un registro del trattamento dei dati dei pazienti, che costituisce «un elemento essenziale per il governo dei trattamenti e per l’efficace individuazione di quelli a maggior rischio» e di conseguenza non prevede esoneri.

I medici ed i professionisti del settore sanitario sono dunque tenuti a garantire la massima protezione dei dati personali dei pazienti in considerazione della loro elevata sensibilità.

In ogni caso, data la complessità della materia, è sempre consigliabile rivolgersi ad un buon Avvocato per analizzare nel dettaglio la situazione specifica.